27 marzo 2008

Intermarketandmore: La fiscalità degli ETF

di Dream Theater
http://intermarketandmore.investireoggi.it/focus-la-fiscalita-degli-etf-660.html

Spesso e volentieri mi capita di parlare con persone che giornalmente operano con gli ETF ma che poi, quando vendono in utile, si trovano delle brutte o , se preferite, strane sorprese in ambito di capital gain.

Credo sia cosa gradita ai lettori di questo mio quaderno di appunti, fare un po’ di luce su questa problematica. Penso possa servire a voi ma anche a me, visto che non è proprio semplicissimo. Ecco quindi come funziona la faccenda. Prendendo spunto dal sito www.borsaitalia.it , un prezioso contenitore di informazioni, ho estrapolato queste nozioni.

Tanto per cominciare, gli ETF possono maturare sia redditi “diversi” che redditi “di capitale“. I guadagni/perdite dovuti alla negoziazione di azioni si definiscono REDDITI DIVERSI (alias “plusvalenze” / “minusvalenze”). I dividendi staccati dalle azioni stesse invece sono classificati all’interno dei REDDITI DI CAPITALE.

La normativa fiscale consente di compensare REDDITI DIVERSI con REDDITI DIVERSI (alias di compensare le “plusvalenze” appena realizzate con eventuali “minusvalenze” pregresse), mentre non consente di compensare REDDITI DIVERSI con REDDITI DI CAPITALE. Gli ETF, cosiddetti “armonizzati”, tipo quelli quotati a PiazzAffari, sono equiparati a livello regolamentare e fiscale non alle azioni ma ai Fondi e alle Sicav: i redditi conseguenti dalla negoziazione di ETF non vengono di conseguenza classificati semplicemente come REDDITI DIVERSI, ma sono divisi in due componenti.

  • La prima componente, che la normativa fiscale ha inquadrato come REDDITO DI CAPITALE, è calcolata come differenza tra il NAV del giorno di vendita e il NAV del giorno di acquisto. Se il regime fiscale prescelto dall’investitore è quello del risparmio amministrato a questa differenza, se positiva, si applica la consueta aliquota sostitutiva del 12,5% che vale a titolo d’imposta.

  • La seconda componente è dovuta al fatto che i prezzi a cui l’investitore acquista/vende sul mercato le quote dell’ETF sono generalmente diverse dal NAV. Questo avviene perché il prezzo di mercato “dei replicanti” riflette il valore corrente delle azioni che lo compongono mentre il NAV è calcolato generalmente sui prezzi di chiusura.

Questa seconda componente, che la normativa fiscale ha definito come REDDITI DIVERSI, si calcola nel seguente modo:
Prezzo Vendita dell’ETF-Prezzo Acquisto dell’ETF)-(NAV giorno di Vendita-NAV giorno di Acquisto).

Anche a questa seconda componente, se positiva, si applica l’aliquota del 12,5% che vale a titolo d’imposta. Se la differenza tra i NAV è superiore alla differenza dei prezzi l’investitore accumula minusvalenze anche in corrispondenza di un delta prezzi positivo. Come detto la normativa non consente di compensare REDDITI DIVERSI con REDDITI DI CAPITALE, e quindi non consente di compensare le perdite (minusvalenze) pregresse su azioni con i REDDITI DI CAPITALE (prima componente) appena realizzati con gli ETF. Consente invece di compensare le perdite (minusvalenze) pregresse su azioni con i REDDITI DIVERSI (seconda componente). La seconda componente è però solitamente di entità molto più limitata rispetto alla prima componente.Un facile esempio può essere d’aiuto per comprendere meglio questo meccanismo:

Prezzo Acquisto dell’ETF=100

    Prezzo Vendita dell’ETF=110NAV del giorno di acquisto=101NAV del giorno di vendita=109

    REDDITI DI CAPITALE=12,5%*(109-101)=1 Euro

    REDDITI DIVERSI=12.5%*[(110-100)-(109-101)]=0,25 Euro

Le tasse totali da pagare in questo caso sarebbero REDDITI DI CAPITALE + REDDITI DIVERSI = 1,25 Euro. Se però l’investitore ha delle minusvalenze pregresse da recuperare i 0,25 Euro di REDDITI DIVERSI vanno in detrazione del monte minusvalenze e quindi paga al fisco solo 1 Euro di Redditi di Capitale. Per ulteriori approfondimenti sulla ripartizione tra REDDITI DIVERSI e REDDITI DI CAPITALE rimandiamo i lettori alla specifica sezione del sito di Borsa Italiana.

25 marzo 2008

FT: «Il Tesoro avrà difficoltà nel collocare i nuovi Bot»

Seppure non prettamente in tema ETF è interessante quest'articolo sui BOT italiani nelle prossime aste.

ROMA 20 marzo 2008 - Dopo quanto successo la scorsa settimana quando per la prima volta dall'ottobre 1999 un'asta per i Bot è andata parzialmente scoperta ora c'è chi prospetta che per il Tesoro potrebbe presentarsi una «temporanea difficoltà» nel collocamento di 50 miliardi di euro di nuovi titoli pubblici a causa delle tensioni sui mercati internazionali.
Lo riporta il quotidiano economico britannico Financial Times aggiungendo che il Tesoro italiano è fiducioso per le prossime emissioni dei titoli di stato.
DEBITO PUBBLICO - Il governo di centro-sinistra ha avuto successo nel tagliare l'enorme debito pubblico italiano al 103% del pil, il più alto dell'Eurozona, ma deve ancora pagare 70 miliardi di euro all'anno di cedole, ricorda il quotidiano britannico. Un'asta a breve termine del Tesoro è andata parzialmente deserta la scorsa settimana, ed è stata la prima volta dal 1999, viene ricordato. Il Financial Times sottolinea che dal Tesoro si fa notare come si sia trattato di un incidente minore dovuto alla delicata situazione dei mercati internazionali, testimoniato anche dal fatto che due giorni dopo un'altra asta di bond è stata coperta per oltre due volte e mezzo l'offerta. Dalla Banca d'Italia si mette poi in evidenza, secondo quanto scrive il giornale della City, che si tratta di una possibile difficoltà generata dall'elevata richiesta di copertura del debito nei prossimi mesi, e si assicura tuttavia che esistono «zero possibilità di default» per l'Italia. Secondo alcuni analisti citati dal FT il debito pubblico italiano risente dello spread con il Bund tedesco, salito nel corso di queste ultime settimane al livello mai raggiunto dal '99 con il lancio dell'euro, sebbene negli ultimi giorni questo differenziale sia sceso a vantaggio dell'Italia a 55 punti base dal picco di 60 toccato alcuni giorni prima.

Come guadagnare quando le Borse scendono

Vito Lops ci spiega come guadagnare con le borse in ribasso utilizzando gli ETF. Tutto interessante, ma bisogna sempre stare attenti al momento in cui utilizzarli. Arrivare tardi, anche in questo caso, può essere molto controproducente.

12 marzo 2008

Etf in evoluzione. Sono sempre la soluzione?

Ormai di ETF ce ne sono a bizzeffe. Con gli ETF si può investire dappertutto: sugli indici, sui settori, sulle aree geografiche, addirittura utilizzando particolari stili di gestione (ad esempio value o growth). Su questo aspetto e su altri vi invito ad andare a vedere i post dedicati CLICCANDO QUI.
Non possiamo certo dimenticare alcuni ETF veramente particolari, quali ad esempio quelli short (a questo proposito, vorrei ricordare la nascita del primo ETF short sul nostro listino, creato da Société Générale, di cui uno addirittura con LEVA 2. O addirittura i prodotti Leveraged che producono guadagni sulla volatilità e quindi sia al ribasso che al rialzo. Come potete quindi capire, ce n’è veramente per tutti i gusti. Però, come in tutte le cose, anche per gli ETF è stato fiutato il business. A scapito degli investitori.

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