19 dicembre 2008

Era meglio il fisso o il variabile?



Il Sole24Ore celebra il tasso fisso vincitore - e miglior scelta - per il 2008 rispetto al tasso variabile. Ma con questi tassi in discesa, siamo sicuri che è una scelta vincente?

Peraltro lo stesso Sole24Ore smentisce in parte se stesso in questo articolo.

11 novembre 2008

Liquidità: una alternativa al BOT e ai conti liquidità

Restare liquidi con gli Etf
di Invesco PowerShares

Diversificazione, sicurezza, costi contenuti: nei periodi di incertezza, gli Etf monetari sono una valida alternativa ai Bot. Ma non sono tutti uguali…

In periodi di elevata volatilità dei mercati come l’attuale, è giusto, oltre che naturale, che i risparmiatori si rivolgano a prodotti “cash”: strumenti di liquidità che consentono di non esporre il proprio capitale a eccessivi forti movimenti di capitale, offrendo al tempo stesso un certo rendimento. L’elevato bisogno di sicurezza, poi, porta a preferire le emissioni ad alto rating, e in primo luogo quelle governative. Le fortissime richieste di Bot, nel corso delle ultime aste dei titoli di Stato, lo confermano.

In un panorama d’incertezza come questo è importante riuscire a orientare correttamente i propri investimenti. Avere la possibilità di gestire la propria liquidità attraverso uno strumento semplice e trasparente, come un Etf, può risultare una soluzione vincente per ottimizzare efficacia ed efficienza.

Nell’ormai vasta gamma di prodotti presenti sul mercato, esistono infatti anche Etf monetari, che investono in titoli obbligazionari a breve, che hanno l’obiettivo di replicare l’andamento di indici di mercato monetario. A questa tipologia appartiene l’Etf PowerShares EuroMTS Cash 3 Months, quotato sulla Borsa Italiana da ottobre 2008.

Quali sono i vantaggi rispetto a un investimento diretto in titoli di Stato? Innanzitutto la diversificazione. Acquistando un Etf si acquista un portafoglio di emissioni diverse per tipologia e scadenza, diluendo quindi ulteriormente il rischio. Ma la diversificazione riguarda anche gli emittenti: anziché limitarsi a sottoscrivere titoli emessi dallo Stato italiano, il risparmiatore di casa nostra può investire in titoli di altri paesi europei, senza esporsi ad alcun rischio di cambio.

I costi di negoziazione poi sono estremamente contenuti: gli Etf non presentano costi di sottoscrizione né di rimborso, e le commissioni di gestione sono decisamente basse. Il PowerShares EuroMTS Cash 3 Months, per esempio, ha un costo totale annuo dello 0,15%. Ma gli Etf sono vantaggiosi anche dal punto di vista fiscale: mentre su conti correnti e depositi si paga una ritenuta del 27%, i proventi degli Etf (come quelli degli altri investimenti finanziari) sono tassati con l’aliquota del 12,5%.

Come sempre prima di investire bisogna aver ben chiare le caratteristiche del prodotto prescelto. Pur appartenendo alla stessa asset class, gli Etf, come qualunque altro strumento d’investimento, posso essere costruiti attraverso metodologie molto differenti.

Una distinzione va fatta, in particolare, fra gli strumenti cash based e quelli swap based. I primi investono effettivamente in titoli fisici e sono costruiti acquistando tutti i titoli contenuti nell'indice sottostante: sono quindi caratterizzati dalla massima trasparenza, il loro portafoglio è pubblico, e lo si può agevolmente paragonare all’indice. I secondi per replicare l’andamento dell’indice utilizzano, invece, contratti swap emessi da una controparte. Questo introduce quindi un “rischio controparte”, che la normativa Ucits III ha cercato di contenere, limitandone l'esposizione al massimo al 10% del valore investito.

A differenza di altri Etf monetari a oggi disponibili su Borsa Italiana, PowerShares EuroMTS Cash 3 Months Fund, oltre a selezionare i titoli con il più elevato rating creditizio di Standard&Poor’s (A-1), investe direttamente in titoli governativi, senza utilizzare strumenti derivati e swap. Questi elementi dovrebbero assicurare un maggior grado di tranquillità agli investitori, che potrebbero recuperare quella fiducia che è stata fortemente intaccata delle ultime vicende internazionali.

30 settembre 2008

Il primo ETF "Africano"

Nel bel mezzo di questa tempesta finanziaria sbarca su Borsa Italiana il primo ETF legato ad un indice (SGI PAN AFRICA) che rappresenta titoli quotati su mercati africani e/o di società che svolgono in via principale attività in Africa. Le commissioni di questo nuovo ETF sono dello 0,85% annue e i dividenti vengono distrubuiti annualmente a settembre.

Altre informazioni sul sito della Borsa Italiana.

16 settembre 2008

ETC E CERTIFICATES : ATTENZIONE AL RISCHIO EMITTENTE

Mercato Libero ci consiglia di non mettere ETC e CERTIFICATES nei nostri portafogli perché esiste il rischio emittente.
E in questo periodo di gravi instabilità nelle borse e di crisi del mercato del credito forse è consigliabile limitare l'uso di questi strumenti. Il problema, invece, non esiste per gli EFT.


Fonte: http://ilpunto-borsainvestimenti.blogspot.com/2008/09/massima-allerta.html

15 settembre 2008

ETF e gli errori di valutazione

Fonte: http://new.bluerating.com/prodotti/100-labc-degli-etf/1137-minicorso-sugli-etf-gli-errori-di-valutazione.html
di Marco Ciatto

Gli ETF possono essere illiquidi.

Uno di questi malintesi è il fatto che alcuni dei molti ETF specialistici, quali i settoriali, sono o possono essere illiquidi. Eppure, gli ETF sono tra i prodotti più liquidi trattati in Borsa.
Sembra che molti investitori confondano la liquidità di un ETF con il suo turnover. È importante che comprendano che la liquidità di un ETF è strettamente legata ai componenti dell’indice sottostante, non al volume giornaliero di scambi. Gli ETF sono “derivati”, nel solo mero senso della parola, in quanto il loro valore deriva da quello dei suoi costituenti, ovvero, dall’indice di riferimento.

È quindi sempre possibile ottenere una gran quantità di proposte in continua, anche per specifici ETF settoriali.



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06 agosto 2008

Risparmio: le mosse per battere l'inflazione

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Inflazione sempre più in alto (il 4,1% rilevata a Luglio). Borse in crisi. Volume delle vendite al dettaglio in diminuzione. Come battere il carovita? All'ultima asta i bot rendono il 3,94%. I conti di liquidità, a parte IWBank con IWPower 180 Turbo che rende il 4,25%, stanno sotto l'inflazione. Gli ETF legati all'inflazione reggono il passo, gli altri legati ad obbligazioni no.
Che fare? Tutti i dettagli ce li spiega Gianfranco Ursino in questo articolo del Sole24Ore.

10 luglio 2008

Sorprese dal Sol Levante?


In molti lo vedono come un listino che ha la capacità di sovraperformare i listini di tutto il globo. Complice anche una ormai cronica situazione di insipidità direzionale.

Da anni il Sol levante è “calante”: chi ha investito sul Giappone è in minusvalenza cronica, ancor più se, come la maggior parte dei risparmiatori, ha investito senza la copertura del cambio. Però secondo molti il Giappone ha le carte in regola per essere la sorpresa. E a portare la sorpresa non sarebbe solo, quindi, un eventuale performance dell’indice Nikkey o Topix, ma anche un’importante rivalutazione valutaria.

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NOTA: Ricordiamo che sul Giappone abbiamo 4 etf quotati a Milano (i cui rendimenti nell'ultimo anno ammontano a circa il -27%):

  • MSCI Japan-IS (IJPN.MI)
  • Japan Topix-LX (JPN.MI)
  • MSCI Japan TRN-DB (XMJP.MI)
  • FTSE RAFI Japan-LX (RJPN.MI)

Pronti a ributtarsi nel Dow, ma con un Etf?


di Marco Caprotti - Morningstar

E’ arrivato il momento di rituffarsi nel Dow Jones? La domanda viene ripetuta nelle sale operative ogni volta che l’occhio cade sul grafico dell’indice principale di Wall Street. Da inizio anno il paniere (calcolato in euro) ha perso circa il 20%. Per alcuni analisti ce n’è abbastanza per iniziare a fare acquisti mirati sulle società presenti sul benchmark. “Secondo noi questo mercato è sottovalutato. Soprattutto i titoli delle blue chips”, spiega Jeffrey Ptak, responsabile dell’analisi sugli Exchange Traded Funds di Morningstar. “Per questo motivo consigliamo di acquistare Etf che investono sulle aziende più grandi del Dow”.

In Borsa italiana c’è un solo Etf disponibile per fare questo tipo di strategia: il Dow Jones Industrial Average Master Unit.

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01 luglio 2008

Che tipo di investitore sei? Una mini guida semplice semplice

Metro pubblica sul suo sito online una mini guida per neofiti della finanza.


I mercati finanziari sono una prateria sempre più larga e più impegnativa. Crescono le possibilità di diversificare gli investimenti ma salgono anche i rischi che provengono da un mercato globalizzato. Il caso dei mutui subprime americani ce lo insegna. Quindi occorre avvicinarsi alla Borsa con prudenza e conoscenza. E con la consapevolezza degli obiettivi che si vogliono raggiungere. Le somme da destinare alla speculazione dei mercati dipendono molto dall'età e dalla psicologia personale. E' importante dunque sapere che tipo di investitore siete?


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06 maggio 2008

ETF sempre più usati negli asset allocation istituzionali

MILANO, 5 maggio (Reuters) - Oltre metà degli investitori istituzionali italiani ha imparato a usare gli ETF (Exchange traded funds) come strumento di asset allocation. Una scelta strategica in linea con la media d'Europa ma ancora lontana dalle percentuali assai più spinte di mercati come Svizzera, Olanda e Gran Bretagna, tutte tra 65% e 75%.

Lo dice un sondaggio che iShares, il brand leader con cui Barclays Global Investors opera nel settore, ha condotto tra oltre 750 investitori istituzionali e "High Net Worth" del vecchio continente - inclusi trustee di fondi pensione, gestori hedge e trader - in GB, Svizzera, Olanda, Germania, Francia e Italia.

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08 aprile 2008

L'Etf Deutsche Bank (etfdb) db x-tracker Eonia

Cosa ne pensa l'ADUC dell'ETF db x-tracker EONIA ? Ecco la risposta che potete leggere anche qui.

La sigla EONIA sta per Euro Over Night Index Average. Per farla molto semplice e' una sorta di Euribor ad un giorno.
Proprio non comprendiamo, quindi, il senso di uno strumento del genere.
Perche' andare a comprare uno strumento (fra l'altro recente e su una borsa straniera pagando comunque commissioni da azionario) che rende il tasso eonia meno lo 0,15% quando si possono comprare semplicissime obbligazioni che rendo come il tasso euribor piu' qualcosa?
Il problema dei sub-prime, qui, non c'entra proprio niente. E' lo strumento in se che ci sembra sconsigliabile.
E' l'ennesima prova del fatto che ETF non e' sinonimo di buon investimento.
Gli ETF sono strumenti, in genere, efficienti, ma e' fondamentale valutare in cosa investono e valutarne i rischi e - talvolta - le opportunita' in base alle alternative.
In questo caso, un semplicissimo CCT e' da preferire.

27 marzo 2008

Intermarketandmore: La fiscalità degli ETF

di Dream Theater
http://intermarketandmore.investireoggi.it/focus-la-fiscalita-degli-etf-660.html

Spesso e volentieri mi capita di parlare con persone che giornalmente operano con gli ETF ma che poi, quando vendono in utile, si trovano delle brutte o , se preferite, strane sorprese in ambito di capital gain.

Credo sia cosa gradita ai lettori di questo mio quaderno di appunti, fare un po’ di luce su questa problematica. Penso possa servire a voi ma anche a me, visto che non è proprio semplicissimo. Ecco quindi come funziona la faccenda. Prendendo spunto dal sito www.borsaitalia.it , un prezioso contenitore di informazioni, ho estrapolato queste nozioni.

Tanto per cominciare, gli ETF possono maturare sia redditi “diversi” che redditi “di capitale“. I guadagni/perdite dovuti alla negoziazione di azioni si definiscono REDDITI DIVERSI (alias “plusvalenze” / “minusvalenze”). I dividendi staccati dalle azioni stesse invece sono classificati all’interno dei REDDITI DI CAPITALE.

La normativa fiscale consente di compensare REDDITI DIVERSI con REDDITI DIVERSI (alias di compensare le “plusvalenze” appena realizzate con eventuali “minusvalenze” pregresse), mentre non consente di compensare REDDITI DIVERSI con REDDITI DI CAPITALE. Gli ETF, cosiddetti “armonizzati”, tipo quelli quotati a PiazzAffari, sono equiparati a livello regolamentare e fiscale non alle azioni ma ai Fondi e alle Sicav: i redditi conseguenti dalla negoziazione di ETF non vengono di conseguenza classificati semplicemente come REDDITI DIVERSI, ma sono divisi in due componenti.

  • La prima componente, che la normativa fiscale ha inquadrato come REDDITO DI CAPITALE, è calcolata come differenza tra il NAV del giorno di vendita e il NAV del giorno di acquisto. Se il regime fiscale prescelto dall’investitore è quello del risparmio amministrato a questa differenza, se positiva, si applica la consueta aliquota sostitutiva del 12,5% che vale a titolo d’imposta.

  • La seconda componente è dovuta al fatto che i prezzi a cui l’investitore acquista/vende sul mercato le quote dell’ETF sono generalmente diverse dal NAV. Questo avviene perché il prezzo di mercato “dei replicanti” riflette il valore corrente delle azioni che lo compongono mentre il NAV è calcolato generalmente sui prezzi di chiusura.

Questa seconda componente, che la normativa fiscale ha definito come REDDITI DIVERSI, si calcola nel seguente modo:
Prezzo Vendita dell’ETF-Prezzo Acquisto dell’ETF)-(NAV giorno di Vendita-NAV giorno di Acquisto).

Anche a questa seconda componente, se positiva, si applica l’aliquota del 12,5% che vale a titolo d’imposta. Se la differenza tra i NAV è superiore alla differenza dei prezzi l’investitore accumula minusvalenze anche in corrispondenza di un delta prezzi positivo. Come detto la normativa non consente di compensare REDDITI DIVERSI con REDDITI DI CAPITALE, e quindi non consente di compensare le perdite (minusvalenze) pregresse su azioni con i REDDITI DI CAPITALE (prima componente) appena realizzati con gli ETF. Consente invece di compensare le perdite (minusvalenze) pregresse su azioni con i REDDITI DIVERSI (seconda componente). La seconda componente è però solitamente di entità molto più limitata rispetto alla prima componente.Un facile esempio può essere d’aiuto per comprendere meglio questo meccanismo:

Prezzo Acquisto dell’ETF=100

    Prezzo Vendita dell’ETF=110NAV del giorno di acquisto=101NAV del giorno di vendita=109

    REDDITI DI CAPITALE=12,5%*(109-101)=1 Euro

    REDDITI DIVERSI=12.5%*[(110-100)-(109-101)]=0,25 Euro

Le tasse totali da pagare in questo caso sarebbero REDDITI DI CAPITALE + REDDITI DIVERSI = 1,25 Euro. Se però l’investitore ha delle minusvalenze pregresse da recuperare i 0,25 Euro di REDDITI DIVERSI vanno in detrazione del monte minusvalenze e quindi paga al fisco solo 1 Euro di Redditi di Capitale. Per ulteriori approfondimenti sulla ripartizione tra REDDITI DIVERSI e REDDITI DI CAPITALE rimandiamo i lettori alla specifica sezione del sito di Borsa Italiana.

25 marzo 2008

FT: «Il Tesoro avrà difficoltà nel collocare i nuovi Bot»

Seppure non prettamente in tema ETF è interessante quest'articolo sui BOT italiani nelle prossime aste.

ROMA 20 marzo 2008 - Dopo quanto successo la scorsa settimana quando per la prima volta dall'ottobre 1999 un'asta per i Bot è andata parzialmente scoperta ora c'è chi prospetta che per il Tesoro potrebbe presentarsi una «temporanea difficoltà» nel collocamento di 50 miliardi di euro di nuovi titoli pubblici a causa delle tensioni sui mercati internazionali.
Lo riporta il quotidiano economico britannico Financial Times aggiungendo che il Tesoro italiano è fiducioso per le prossime emissioni dei titoli di stato.
DEBITO PUBBLICO - Il governo di centro-sinistra ha avuto successo nel tagliare l'enorme debito pubblico italiano al 103% del pil, il più alto dell'Eurozona, ma deve ancora pagare 70 miliardi di euro all'anno di cedole, ricorda il quotidiano britannico. Un'asta a breve termine del Tesoro è andata parzialmente deserta la scorsa settimana, ed è stata la prima volta dal 1999, viene ricordato. Il Financial Times sottolinea che dal Tesoro si fa notare come si sia trattato di un incidente minore dovuto alla delicata situazione dei mercati internazionali, testimoniato anche dal fatto che due giorni dopo un'altra asta di bond è stata coperta per oltre due volte e mezzo l'offerta. Dalla Banca d'Italia si mette poi in evidenza, secondo quanto scrive il giornale della City, che si tratta di una possibile difficoltà generata dall'elevata richiesta di copertura del debito nei prossimi mesi, e si assicura tuttavia che esistono «zero possibilità di default» per l'Italia. Secondo alcuni analisti citati dal FT il debito pubblico italiano risente dello spread con il Bund tedesco, salito nel corso di queste ultime settimane al livello mai raggiunto dal '99 con il lancio dell'euro, sebbene negli ultimi giorni questo differenziale sia sceso a vantaggio dell'Italia a 55 punti base dal picco di 60 toccato alcuni giorni prima.

Come guadagnare quando le Borse scendono

Vito Lops ci spiega come guadagnare con le borse in ribasso utilizzando gli ETF. Tutto interessante, ma bisogna sempre stare attenti al momento in cui utilizzarli. Arrivare tardi, anche in questo caso, può essere molto controproducente.

12 marzo 2008

Etf in evoluzione. Sono sempre la soluzione?

Ormai di ETF ce ne sono a bizzeffe. Con gli ETF si può investire dappertutto: sugli indici, sui settori, sulle aree geografiche, addirittura utilizzando particolari stili di gestione (ad esempio value o growth). Su questo aspetto e su altri vi invito ad andare a vedere i post dedicati CLICCANDO QUI.
Non possiamo certo dimenticare alcuni ETF veramente particolari, quali ad esempio quelli short (a questo proposito, vorrei ricordare la nascita del primo ETF short sul nostro listino, creato da Société Générale, di cui uno addirittura con LEVA 2. O addirittura i prodotti Leveraged che producono guadagni sulla volatilità e quindi sia al ribasso che al rialzo. Come potete quindi capire, ce n’è veramente per tutti i gusti. Però, come in tutte le cose, anche per gli ETF è stato fiutato il business. A scapito degli investitori.

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19 febbraio 2008

Tfr e fondi pensioni integrativi: cresce l'iscrizione soprattutto del Fondo Cometa, Fonchim e Fonte

Il tasso di adesione ai fondi negoziali, aperti e polizze previdenziali passa dal 20,7 per cento nel 2006 al 29,9 per cento a fine 2007. La quota scende al 24,6 per cento in riferimento ai fondi autorizzati successivamente al 2006 (riforma Amato e Dini). L’aumento delle preferenze per la previdenza complementare riguarda tutte le tipologie di fondi che hanno registrato un aumento del 42% con 4,6 milioni di euro rispetto ai 3,2 di fine 2006. Più sostenuto l’incremento delle adesioni dei lavoratori dipendenti del settore privato, titolari del trattamento di fine rapporto, che ha raggiunto un livello di circa il 70%.

Di rilievo l’aumento delle adesioni ai fondi negoziali che sono passate da 1,2 a milioni con un incremento pari al 64%, dovuto in gran parte all’azione svolta dalle forze sociali e dalla campagna d’informazione istituzionale.

A registrare un significativo aumento di adesioni il Fondo Cometa, il fondo pensione complementare dei metalmeccanici, che conta al suo attivo 476mila iscritti per un patrimonio di oltre 3 miliardi di euro. A seguire Fonchim (Fondo Pensione Complementare a Capitalizzazione per i lavoratori dell’industria chimica e farmaceutica) con 166mila aderenti. Al terzo posto dei fondi di categoria più gettonati troviamo Fonte, per i dipendenti del commercio, con una quota di adesioni di 130 mila unità (in crescita del 410 per cento rispetto al 2006). Seguono in coda Laborfonds (110 mila) e FondoPoste (82 mila adesioni) che raggruppa il 55% del proprio bacino potenziale.

http://www.soldiblog.it

18 febbraio 2008

Il successo moltiplica gli Etf: scambi per 31,8 miliardi di euro

Nonostante sia stato un anno nero per le Borse, il 2007 ha fatto segnare gli ennesimi record per una categoria di strumenti finanziari quotati.
Quasi incuranti delle difficoltà dei mercati, gli Exchange traded funds (Etf) hanno continuato ad aumentare la propria popolarità tra i risparmiatori. Proprio l'enorme successo di questi prodotti, che li ha trasformati in un must per i cataloghi delle società di gestione, sta creando però anche il rischio paradossale di una loro possibile involuzione.
Nel 2007 il mercato ETFPlus di Borsa Italiana, lanciato il 2 aprile scorso per la negoziazione di Etf e di Etc (l'equivalente per le materie prime) ha fatto segnare scambi per 31,8 miliardi, mentre i contratti passati di mano sono stati 1,34 milioni. Per il sesto anno consecutivo la crescita è a due cifre (+82,4% in valore, +72,7% i contratti). In aumento del 31,8% anche le masse amministrate, a 10,1 miliardi. Cifre ancora limitate, ma occorre considerare che gli Etf sono trattati a Piazza Affari solo dal settembre 2002. Le società di gestione ne offrono un numero crescente: al 24 gennaio a Milano si contavano 233 Etf ed Etc, il 12% in più del 2007. Gli emittenti principali a Piazza Affari sono Lyxor (Société Générale) con ben 68 Etf, Barclays Global Investors con 45 prodotti della serie iShares e Deutsche Bank con 41 della serie db-x-trackers, mentre Etf Securities conta 46 Etc sui 47 quotati.
Successo globale
L'appeal dagli Etf è globale. Secondo la Federazione mondiale delle Borse valori (Wfe), nel 2007 a livello planetario sono stati scambiati Etf per 3.605 miliardi di dollari, il 26,7% in più dell'anno precedente. In appena 12 mesi gli Etf quotati sono passati da 1.135 a 1.985. Nel Vecchio continente Piazza Affari ha una quota di mercato 2007 pari solo al 12% del controvalore scambiato, ma ha fatto segnare il maggior numero di contratti scambiati, con il 41% del totale europeo.
«Un Etf è un fondo quotato che si compra e vende come un'azione. Il gestore fa in modo che la performance dello strumento replichi il più fedelmente un indice di riferimento, o benchmark, che può essere azionario, obbligazionario o valutario. I punti di forza sono rischi diversificati e ridotti, come per i fondi, flessibilità, trasparenza e velocità di compravendita tipiche delle azioni. Gli Etf piacciono per la semplicità che li rende comprensibili e ideali per investire nel medio-lungo, ma anche breve o brevissimo periodo», spiega Alessandro Magagnoli di Fta Online, società di analisi finanziaria indipendente. «Tra i loro principali vantaggi c'è poi il basso livello di costi di gestione: le commissioni annue sono in funzione della durata di detenzione degli Etf, mentre i prezzi di compravendita di mercato sono già al netto dei costi. Anche il regime fiscale è semplice: pari ai fondi comuni, con un'aliquota del 12,5% per quelli armonizzati, superiore invece per gli altri», conclude Magagnoli.
Proprio il successo degli Etf ha fatto sì che le società di gestione spingessero al massimo le politiche di innovazione del prodotto, in cerca di nuove nicchie di clienti potenziali. Dagli Etf di prima generazione sono nati quelli "intelligenti": tra questi ve ne sono di "stile" (prodotti di seconda generazione, che seguono panieri di titoli selezionati ad hoc dal gestore in base a caratteristiche delle azioni) e gli "strutturati", che incorporano derivati per limitare la volatilità degli indici. Esistono Etf "a leva" (che amplificano rialzi e ribassi), "short" (se l'indice sale, loro calano, e viceversa), "fondamentali", che replicano indici macroeconomici. A Piazza Affari oggi Société Générale Alternative Investments presenta tre nuovi Etf, i primi strutturati sull'indice S&P/Mib, di cui due "short" e uno "a leva".
I rischi
Durante l'ultima recente fase di turbolenza dei mercati, gli scambi di Etf in alcuni momenti sono stati interrotti perché la volatilità aveva superato i livelli di guardia. In queste fasi di elevata volatilità dei mercati, talvolta questi strumenti non hanno replicato esattamente l'andamento dell'indice di riferimento, ma hanno scontato "scollamenti" rispetto al proprio benchmark. Ma non basta. Proprio l'evoluzione dell'offerta sta portando gli Etf ad assumere caratteristiche sempre più complesse. Questo fenomeno, se dovesse spingersi troppo oltre, potrebbe comprometterne l'immagine di semplicità che li ha resi vincenti. Sarebbe l'ennesimo caso, dopo quello dei fondi comuni e dei derivati, in cui l'innovazione finanziaria troppo aggressiva si trasforma in un boomerang per gli stessi operatori del settore.

nicola.borzi@ilsole24ore.com
Fonte: IlSole24Ore Online

07 febbraio 2008

Covip: indicazioni a fondi per stima pensione complementare

Roma, 7 feb. (Apcom) - Per favorire la conoscenza degli strumenti previdenziali, la Covip ha previsto che i fondi pensione mettano a disposizione degli iscritti il Progetto esemplificativo "Stima della pensione complementare". Lo comunica la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, spiegando che il Progetto è uno strumento che "consente di stimare l'evoluzione della posizione individuale e la pensione attesa". Uno strumento che si aggiunge "alle soluzioni già introdotte dall'Autorità di vigilanza per favorire la trasparenza del sistema e accrescere la consapevolezza nelle scelte relative alla partecipazione ai fondi pensione".

Chi si iscrive a un fondo pensione - sottolinea la Covip - al momento dell'iscrizione riceverà, insieme alla Nota informativa, una stima standardizzata della pensione complementare, elaborata sulla base delle indicazioni fornite dalla Covip, con riguardo a figure-tipo differenziate per età, sesso e livello di contribuzione. Tutti gli iscritti riceveranno poi periodicamente da parte del fondo la stima personalizzata della pensione complementare, che terrà conto delle caratteristiche del piano previdenziale di ciascuno, con particolare riguardo alle informazioni personali, ai costi praticati dal fondo, al tasso di rendimento atteso della gestione, definito in funzione dell'asset allocation (investimento obbligazionario-azionario) del profilo di investimento scelto. Il primo invio delle stime personalizzate sarà in occasione della comunicazione annuale per il 2008.

Nei siti web dei fondi, inoltre, saranno inseriti motori di calcolo attraverso cui chiunque potrà calcolare il livello della pensione complementare attesa e valutare l'impatto di soluzioni e scelte alternative (ad esempio, richieste di anticipazioni o cambiamenti di comparto). Questi motori potranno anche dare una rappresentazione del rischio dell'investimento e una stima delle pensioni di base. Su questi aspetti è comunque necessaria, secondo la Covip, una "riflessione più attenta e, con particolare riguardo alle stime della pensione di base, un interessamento anche a livello istituzionale, per fornire simulazioni il più possibile attendibili e coerenti della copertura pensionistica complessivamente conseguibile dai due sistemi".

05 febbraio 2008

Fondi italiani, crisi da 10 mld. Riscatti record a gennaio

di Vitaliano D'Angerio e Gianfranco Ursino
(fonte)

È di oltre 10 miliardi il rosso dei fondi italiani nel solo mese di gennaio. Una ecatombe che resterà negli annali dell'industria del risparmio gestito tricolore. In attesa di alzare il velo sui dati ufficiali di Assogestioni, che saranno diffusi martedì 5 febbraio, «Il Sole-24 Ore» ha raccolto le prime indiscrezioni sul dato di raccolta netta che l'industria ha registrato da inizio anno. Dopo aver archiviato il 2007 con un tonfo di 53 miliardi di euro, il nuovo anno inizia quindi sotto pessimi auspici per i gestori.
In un contesto di per sé negativo per il settore, le cui origini possono essere ritrovate in alcune debolezze strutturali del sistema finanziario italiano, è giunto il colpo di mannaia dei ribassi borsistici che hanno caratterizzato fin qui il 2008. Era da tempo che non si verificava un gennaio così terribile per i listini. Di solito l'inizio dell'anno è un periodo tranquillo, commentano i gestori. Stavolta però non è andata così: l'S&P500, l'indice delle blue chip americane ha perso il 6 per cento, il peggior gennaio dal 1990. Uno storno che ha impaurito gli investitori, in particolare il popolo retail.
La valanga di riscatti arriva inoltre in un mese particolare per il riposizionamento dei portafogli: storicamente a gennaio i risparmiatori sono più disposti a investire. E questo non lascia ben sperare per il proseguo dell'anno, anche perché quando c'è una discesa marcata e improvvisa il picco dei riscatti arriva puntualmente nei mesi successivi. C'è sempre un certo ritardo nella risposta degli investitori, privi dell'adeguata consulenza che dovrebbero ricevere allo sportello.
In questa fase di mercato le banche preferiscono collocare allo sportello obbligazioni strutturate o le più classiche «plain vanilla». Il possesso di obbligazioni bancarie delle famiglie, in rapporto alla ricchezza, in Italia è molto più alto che in tutti gli altri Paesi europei. Un ammontare destinato a crescere nel corso dell'anno. L'obiettivo degli istituti di credito sarebbe quello di puntare sulla raccolta diretta per finanziarsi a tassi inferiori rispetto al mercato interbancario dove, ora, il denaro è più caro a causa della generale crisi di fiducia provocata dalla bolla subprime. Meglio collocare un'obbligazione dunque che un fondo, tanto più che per le prime non c'è consulenza dopo la vendita, spiegano a denti stretti alcuni direttori commerciali di Sgr, un po' stizziti con la casa madre che il più delle volte è una banca.
Infine un altro motivo di questa fuga dai fondi è legato alla Mifid, la direttiva europea sui mercati finanziari. Le banche non possono più incassare le retrocessioni legate alle gestioni patrimoniali in fondi (Gpf): lo stabilisce la Mifid a cui ha fatto seguito un'interpretazione ad hoc della Consob. Conseguenza? Gli istituti italiani stanno smontando le Gpf. Da qui la massiccia fuoriuscita dai fondi. Un problema quest'ultimo soprattutto per le case di investimento straniere i cui fondi vengono usati alla stregua di mattoncini per costruire le Gpf. Ma alcuni player esteri hanno già preso le contromisure. «Sì, anche a noi risulta che alcune banche italiane stanno smontando le Gpf – spiega Sergio Trezzi, country head in Italia del gruppo internazionale Invesco – Ma non ci preoccupa. Infatti, le stesse banche stanno sostituendo i fondi con gli Etf. E noi da tempo puntiamo sui "cloni", in particolare sugli Etf di seconda generazione della nostra società Powershare». Sostituire i fondi con gli Etf. Ma perché? «Le banche in questo modo comprimono le spese – aggiunge Trezzi – gli Etf da inserire nelle gestioni costano infatti decisamente meno dei fondi».
In attesa di conoscere l'esatta entità della débâcle è facile pronosticare che la categoria di prodotti meno bersagliata dai riscatti sarà quella dei fondi di liquidità. In questo momento la ricerca di tranquillità è universale e c'è da attendersi un ritorno anche verso i titoli di Stato, BoT in primis.

Sabato 02 Febbraio 2008
Il Sole 24 Ore

05 gennaio 2008

Fondi: solo il 2% batte il benchmark nell'arco di cinque anni

di Antonella Olivieri (fonte)

Nel 2006, secondo l'analisi dell'ufficio studi di Mediobanca, solo il 14% dei fondi comuni italiani ha battuto il benchmark, cioè il parametro di riferimento che i gestori scelgono per misurare le proprie performance con l'implicita promessa di riuscire a fare meglio. Ma se il 14% vi sembra poco, andate a guardare l'ultima aggiunta all'elaborato di Piazzetta Cuccia. E scoprirete che man mano che si allunga il periodo di osservazione, diminuisce la percentuale di fondi che riesce a restare a galla. Così, allargando l'orizzonte agli ultimi due anni (2005-2006), i prodotti del risparmio gestito che sono stati in grado di battere il benchmark scendono al 5%, nell'ultimo quadriennio al 3% e solo il 2% del sistema è riuscito a vincere costantemente la sfida nel corso degli ultimi cinque anni.
Altra benzina sul fuoco nella polemica che contrappone i fondi comuni all'ufficio studi di Mediobanca, che da qualche anno si è messo a radiografarne i risultati. L'ufficio studi diretto da Fulvio Coltorti, a riguardo delle osservazioni fatte dall'associazione di categoria, ha voluto puntualizzare che i benchmark a cui fa riferimento l'indagine sono proprio quelli scelti dai gestori nell'adempiere all'obbligo imposto dal "Regolamento intermediari" della Consob. E inoltre, poichè l'indagine ha lo scopo di valutare i risultati dell'intera industria dei fondi, per appurare se vi sia creazione o distruzione della ricchezza che i risparmiatori hanno affidato ai gestori, l'uffico studi ha scelto di utilizzare il parametro virtualmente esente da rischi più semplice, che è il BoT annuale.
L'ufficio studi contesta poi l'idea secondo cui il confronto più adeguato per un fondo di liquidità sarebbe quello con il rendimento del conto corrente.
Nessun gestore l'ha scelto come benchmark, nota Mediobanca, «per il semplice motivo che, pur volendo considerare questa forma tecnica come "investimento", non potrebbe essere costruito, come richiesto dal Regolamento intermediari – " facendo riferimento a indicatori finanziari elaborati da soggetti terzi e di comune utilizzo"», dato che le condizioni applicate ai conti correnti variano a seconda delle caratteristiche del titolare.
Infine, Mediobanca contesta l'osservazione secondo cui l'indagine sarebbe viziata dal fatto che i rendimenti scontano costi e commissioni di distribuzione e l'indice di riferimento no. «La portata di tali presunti "vizi" si ritiene assolutamente trascurabile. Intanto, i rendimenti pubblicati dai singoli fondi non sono al netto delle commissioni di distribuzione (salvo che non ve ne siano), essendo calcolati sulla base del solo valore conferito al patrimonio del fondo, già decurtato dei compensi di collocamento trattenuti dall'intermediario venditore. In secondo luogo,l'indagine dell'ufficio studi di Mediobanca è diretta a valutare i risultati "del gestore", non quelli di un ipotetico risparmiatore che scelga di usare il "fai-da-te"».

(di A.Ol.)
28 agosto 2007
Il Sole24Ore OnLine