19 febbraio 2008

Tfr e fondi pensioni integrativi: cresce l'iscrizione soprattutto del Fondo Cometa, Fonchim e Fonte

Il tasso di adesione ai fondi negoziali, aperti e polizze previdenziali passa dal 20,7 per cento nel 2006 al 29,9 per cento a fine 2007. La quota scende al 24,6 per cento in riferimento ai fondi autorizzati successivamente al 2006 (riforma Amato e Dini). L’aumento delle preferenze per la previdenza complementare riguarda tutte le tipologie di fondi che hanno registrato un aumento del 42% con 4,6 milioni di euro rispetto ai 3,2 di fine 2006. Più sostenuto l’incremento delle adesioni dei lavoratori dipendenti del settore privato, titolari del trattamento di fine rapporto, che ha raggiunto un livello di circa il 70%.

Di rilievo l’aumento delle adesioni ai fondi negoziali che sono passate da 1,2 a milioni con un incremento pari al 64%, dovuto in gran parte all’azione svolta dalle forze sociali e dalla campagna d’informazione istituzionale.

A registrare un significativo aumento di adesioni il Fondo Cometa, il fondo pensione complementare dei metalmeccanici, che conta al suo attivo 476mila iscritti per un patrimonio di oltre 3 miliardi di euro. A seguire Fonchim (Fondo Pensione Complementare a Capitalizzazione per i lavoratori dell’industria chimica e farmaceutica) con 166mila aderenti. Al terzo posto dei fondi di categoria più gettonati troviamo Fonte, per i dipendenti del commercio, con una quota di adesioni di 130 mila unità (in crescita del 410 per cento rispetto al 2006). Seguono in coda Laborfonds (110 mila) e FondoPoste (82 mila adesioni) che raggruppa il 55% del proprio bacino potenziale.

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18 febbraio 2008

Il successo moltiplica gli Etf: scambi per 31,8 miliardi di euro

Nonostante sia stato un anno nero per le Borse, il 2007 ha fatto segnare gli ennesimi record per una categoria di strumenti finanziari quotati.
Quasi incuranti delle difficoltà dei mercati, gli Exchange traded funds (Etf) hanno continuato ad aumentare la propria popolarità tra i risparmiatori. Proprio l'enorme successo di questi prodotti, che li ha trasformati in un must per i cataloghi delle società di gestione, sta creando però anche il rischio paradossale di una loro possibile involuzione.
Nel 2007 il mercato ETFPlus di Borsa Italiana, lanciato il 2 aprile scorso per la negoziazione di Etf e di Etc (l'equivalente per le materie prime) ha fatto segnare scambi per 31,8 miliardi, mentre i contratti passati di mano sono stati 1,34 milioni. Per il sesto anno consecutivo la crescita è a due cifre (+82,4% in valore, +72,7% i contratti). In aumento del 31,8% anche le masse amministrate, a 10,1 miliardi. Cifre ancora limitate, ma occorre considerare che gli Etf sono trattati a Piazza Affari solo dal settembre 2002. Le società di gestione ne offrono un numero crescente: al 24 gennaio a Milano si contavano 233 Etf ed Etc, il 12% in più del 2007. Gli emittenti principali a Piazza Affari sono Lyxor (Société Générale) con ben 68 Etf, Barclays Global Investors con 45 prodotti della serie iShares e Deutsche Bank con 41 della serie db-x-trackers, mentre Etf Securities conta 46 Etc sui 47 quotati.
Successo globale
L'appeal dagli Etf è globale. Secondo la Federazione mondiale delle Borse valori (Wfe), nel 2007 a livello planetario sono stati scambiati Etf per 3.605 miliardi di dollari, il 26,7% in più dell'anno precedente. In appena 12 mesi gli Etf quotati sono passati da 1.135 a 1.985. Nel Vecchio continente Piazza Affari ha una quota di mercato 2007 pari solo al 12% del controvalore scambiato, ma ha fatto segnare il maggior numero di contratti scambiati, con il 41% del totale europeo.
«Un Etf è un fondo quotato che si compra e vende come un'azione. Il gestore fa in modo che la performance dello strumento replichi il più fedelmente un indice di riferimento, o benchmark, che può essere azionario, obbligazionario o valutario. I punti di forza sono rischi diversificati e ridotti, come per i fondi, flessibilità, trasparenza e velocità di compravendita tipiche delle azioni. Gli Etf piacciono per la semplicità che li rende comprensibili e ideali per investire nel medio-lungo, ma anche breve o brevissimo periodo», spiega Alessandro Magagnoli di Fta Online, società di analisi finanziaria indipendente. «Tra i loro principali vantaggi c'è poi il basso livello di costi di gestione: le commissioni annue sono in funzione della durata di detenzione degli Etf, mentre i prezzi di compravendita di mercato sono già al netto dei costi. Anche il regime fiscale è semplice: pari ai fondi comuni, con un'aliquota del 12,5% per quelli armonizzati, superiore invece per gli altri», conclude Magagnoli.
Proprio il successo degli Etf ha fatto sì che le società di gestione spingessero al massimo le politiche di innovazione del prodotto, in cerca di nuove nicchie di clienti potenziali. Dagli Etf di prima generazione sono nati quelli "intelligenti": tra questi ve ne sono di "stile" (prodotti di seconda generazione, che seguono panieri di titoli selezionati ad hoc dal gestore in base a caratteristiche delle azioni) e gli "strutturati", che incorporano derivati per limitare la volatilità degli indici. Esistono Etf "a leva" (che amplificano rialzi e ribassi), "short" (se l'indice sale, loro calano, e viceversa), "fondamentali", che replicano indici macroeconomici. A Piazza Affari oggi Société Générale Alternative Investments presenta tre nuovi Etf, i primi strutturati sull'indice S&P/Mib, di cui due "short" e uno "a leva".
I rischi
Durante l'ultima recente fase di turbolenza dei mercati, gli scambi di Etf in alcuni momenti sono stati interrotti perché la volatilità aveva superato i livelli di guardia. In queste fasi di elevata volatilità dei mercati, talvolta questi strumenti non hanno replicato esattamente l'andamento dell'indice di riferimento, ma hanno scontato "scollamenti" rispetto al proprio benchmark. Ma non basta. Proprio l'evoluzione dell'offerta sta portando gli Etf ad assumere caratteristiche sempre più complesse. Questo fenomeno, se dovesse spingersi troppo oltre, potrebbe comprometterne l'immagine di semplicità che li ha resi vincenti. Sarebbe l'ennesimo caso, dopo quello dei fondi comuni e dei derivati, in cui l'innovazione finanziaria troppo aggressiva si trasforma in un boomerang per gli stessi operatori del settore.

nicola.borzi@ilsole24ore.com
Fonte: IlSole24Ore Online

07 febbraio 2008

Covip: indicazioni a fondi per stima pensione complementare

Roma, 7 feb. (Apcom) - Per favorire la conoscenza degli strumenti previdenziali, la Covip ha previsto che i fondi pensione mettano a disposizione degli iscritti il Progetto esemplificativo "Stima della pensione complementare". Lo comunica la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, spiegando che il Progetto è uno strumento che "consente di stimare l'evoluzione della posizione individuale e la pensione attesa". Uno strumento che si aggiunge "alle soluzioni già introdotte dall'Autorità di vigilanza per favorire la trasparenza del sistema e accrescere la consapevolezza nelle scelte relative alla partecipazione ai fondi pensione".

Chi si iscrive a un fondo pensione - sottolinea la Covip - al momento dell'iscrizione riceverà, insieme alla Nota informativa, una stima standardizzata della pensione complementare, elaborata sulla base delle indicazioni fornite dalla Covip, con riguardo a figure-tipo differenziate per età, sesso e livello di contribuzione. Tutti gli iscritti riceveranno poi periodicamente da parte del fondo la stima personalizzata della pensione complementare, che terrà conto delle caratteristiche del piano previdenziale di ciascuno, con particolare riguardo alle informazioni personali, ai costi praticati dal fondo, al tasso di rendimento atteso della gestione, definito in funzione dell'asset allocation (investimento obbligazionario-azionario) del profilo di investimento scelto. Il primo invio delle stime personalizzate sarà in occasione della comunicazione annuale per il 2008.

Nei siti web dei fondi, inoltre, saranno inseriti motori di calcolo attraverso cui chiunque potrà calcolare il livello della pensione complementare attesa e valutare l'impatto di soluzioni e scelte alternative (ad esempio, richieste di anticipazioni o cambiamenti di comparto). Questi motori potranno anche dare una rappresentazione del rischio dell'investimento e una stima delle pensioni di base. Su questi aspetti è comunque necessaria, secondo la Covip, una "riflessione più attenta e, con particolare riguardo alle stime della pensione di base, un interessamento anche a livello istituzionale, per fornire simulazioni il più possibile attendibili e coerenti della copertura pensionistica complessivamente conseguibile dai due sistemi".

05 febbraio 2008

Fondi italiani, crisi da 10 mld. Riscatti record a gennaio

di Vitaliano D'Angerio e Gianfranco Ursino
(fonte)

È di oltre 10 miliardi il rosso dei fondi italiani nel solo mese di gennaio. Una ecatombe che resterà negli annali dell'industria del risparmio gestito tricolore. In attesa di alzare il velo sui dati ufficiali di Assogestioni, che saranno diffusi martedì 5 febbraio, «Il Sole-24 Ore» ha raccolto le prime indiscrezioni sul dato di raccolta netta che l'industria ha registrato da inizio anno. Dopo aver archiviato il 2007 con un tonfo di 53 miliardi di euro, il nuovo anno inizia quindi sotto pessimi auspici per i gestori.
In un contesto di per sé negativo per il settore, le cui origini possono essere ritrovate in alcune debolezze strutturali del sistema finanziario italiano, è giunto il colpo di mannaia dei ribassi borsistici che hanno caratterizzato fin qui il 2008. Era da tempo che non si verificava un gennaio così terribile per i listini. Di solito l'inizio dell'anno è un periodo tranquillo, commentano i gestori. Stavolta però non è andata così: l'S&P500, l'indice delle blue chip americane ha perso il 6 per cento, il peggior gennaio dal 1990. Uno storno che ha impaurito gli investitori, in particolare il popolo retail.
La valanga di riscatti arriva inoltre in un mese particolare per il riposizionamento dei portafogli: storicamente a gennaio i risparmiatori sono più disposti a investire. E questo non lascia ben sperare per il proseguo dell'anno, anche perché quando c'è una discesa marcata e improvvisa il picco dei riscatti arriva puntualmente nei mesi successivi. C'è sempre un certo ritardo nella risposta degli investitori, privi dell'adeguata consulenza che dovrebbero ricevere allo sportello.
In questa fase di mercato le banche preferiscono collocare allo sportello obbligazioni strutturate o le più classiche «plain vanilla». Il possesso di obbligazioni bancarie delle famiglie, in rapporto alla ricchezza, in Italia è molto più alto che in tutti gli altri Paesi europei. Un ammontare destinato a crescere nel corso dell'anno. L'obiettivo degli istituti di credito sarebbe quello di puntare sulla raccolta diretta per finanziarsi a tassi inferiori rispetto al mercato interbancario dove, ora, il denaro è più caro a causa della generale crisi di fiducia provocata dalla bolla subprime. Meglio collocare un'obbligazione dunque che un fondo, tanto più che per le prime non c'è consulenza dopo la vendita, spiegano a denti stretti alcuni direttori commerciali di Sgr, un po' stizziti con la casa madre che il più delle volte è una banca.
Infine un altro motivo di questa fuga dai fondi è legato alla Mifid, la direttiva europea sui mercati finanziari. Le banche non possono più incassare le retrocessioni legate alle gestioni patrimoniali in fondi (Gpf): lo stabilisce la Mifid a cui ha fatto seguito un'interpretazione ad hoc della Consob. Conseguenza? Gli istituti italiani stanno smontando le Gpf. Da qui la massiccia fuoriuscita dai fondi. Un problema quest'ultimo soprattutto per le case di investimento straniere i cui fondi vengono usati alla stregua di mattoncini per costruire le Gpf. Ma alcuni player esteri hanno già preso le contromisure. «Sì, anche a noi risulta che alcune banche italiane stanno smontando le Gpf – spiega Sergio Trezzi, country head in Italia del gruppo internazionale Invesco – Ma non ci preoccupa. Infatti, le stesse banche stanno sostituendo i fondi con gli Etf. E noi da tempo puntiamo sui "cloni", in particolare sugli Etf di seconda generazione della nostra società Powershare». Sostituire i fondi con gli Etf. Ma perché? «Le banche in questo modo comprimono le spese – aggiunge Trezzi – gli Etf da inserire nelle gestioni costano infatti decisamente meno dei fondi».
In attesa di conoscere l'esatta entità della débâcle è facile pronosticare che la categoria di prodotti meno bersagliata dai riscatti sarà quella dei fondi di liquidità. In questo momento la ricerca di tranquillità è universale e c'è da attendersi un ritorno anche verso i titoli di Stato, BoT in primis.

Sabato 02 Febbraio 2008
Il Sole 24 Ore